Un fratello di questo [= Giuseppe Branca], FRANCESCO BRANCA nativo egualmente di Cannobio, fu medico e chirurgo, valentissimo operatore, ed uno dei migliori allievi del celebre Scarpa. Perì annegato il 26 ottobre del 1819 attraversando il Ticino straordinariamente allora rigonfio, mentre su di una barca si portava a curare il Marchese di Breme, che si trovava in pericolo di vita. Si fa memoria di lui nella Biblioteca Italiana, alla pag. 171 del Tomo XVII.1
1 Si suole attribuire a questa medesima famiglia un GIOVANNI BRANCA, che si crede, se non nativo, almeno originario di Cannobio. Questi, scrive il Balbi nel suo Compendio di Geografia, Torino 1840 (pag. 672), nel 1627 fece in Milano alcuni esperimenti per mettere in moto un molino colla forza del vapore dell`acqua bollente. L`indifferenza del Governo Spagnuolo mandò a vuoto quella scoperta del genio Italiano, che a dì nostri doveva cotanto contribuire all`industria, al commercio ed alla civiltà».
Dietro il Balbo quasi tutti gli Scrittori più recenti delle cose del nostro Lago hanno ripetuto questo racconto. Ma è a dire che il detto Giovanni Branca, architetto di professione, fu cittadino Romano e nativo di S. Angelo di Pesaro, come dichiara egli stesso nel suo Manuale di architettura, stampato in Modena nel 1789 (si vegga la Prefazione alla pag. XIX). L`esperimento poi accennato di sopra venne eseguito da lui, non in Milano, ma in Roma stessa, come attesta Gianfrancesco Rambelli nelle sue Lettere intorno alle invenzioni e scoperte italiane, Modena, 1814. Nella lettera XIX alla pag. 98 e seg. discorre a lungo delle Macchine del Branca, e racconta che esso viveva ai principio del secolo XVII in Roma fu il primo che tentò di applicare in grande la potenza espansiva del vapore a degli oggetti utili. Morì il Branca poco dopo il 1645 probabilmente in Loreto. Vedi Angelo Comolli, Bibliografia Storico-Critica dell`Architettura civile, Roma, 1790 Vol. III, pag. 167-183. Il Mandosio (Bibl. Rom. Vol. 2. p. 272) chiama il Branca Architectus bellicusque nostro saeculo machinator egregius. Anche il Mazzucchelli parla egualmente del Branca e lo dice romano, e ne registra le varie opere, tra le quali la più famosa è intitolata: Le macchine artificiose tanto spirituali quanto animali di molto artifizio per produrre effetti maravigliosi, con le figure e dichiarazioni Latine e volgari di Giovanni Branca Romano, architetto ed ingegnere, Roma, 1629, in 8.vo. Da tutto ciò si raccoglie, non essere dunque possibile di ascrivere né direttamente né indirettamente questo Branca tra i personaggi illustri di Cannobio.
Tuttavia non mancherò di accennare collo stesso Mazzucchelli, che viveva al suo tempo in Milano un Giovanni Battista Branca, autore di un Endecasillabo, ricordato dallo Zaccaria (Stor. letter. d`Italia, T. 6, pag. 44), e che fu pubblicato nell`opera, che ha per titolo: Responsio R.mi P.D. Felicis Nerinii Monachorum S. Hieronymi de Italia abbatis generalis ad epistolam Brixiani filopatridos. Questi probabilmente potrebbe appartenere al nostro Cannobio ovvero anche in Brissago.